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A PROPOSITO DI ANTIGONE … Approda al Teatro Marrucino l'ultimo lavoro della compagnia “Shakespeare in Converse” Tornano ciclici. Talvolta appaiono dal buio, quando non entrano in scena dalle quinte o direttamente dalla platea, preceduti solo dal fruscio arcano dei loro arti, disciplinati, cadenzati all'unisono. Quaranta attori sul palco -qualcuno più, qualcuno meno- capaci di assumere la forma di un corpo solo, così come quella di svelarsi d'un tratto nelle loro singole individualità, come la moltitudine di una metropoli senza tempo. In questo modo risalta ancor più forte l'eterna solitudine del protagonista, confortato soltanto dalla vicinanza mimetica ma solo affettiva del pubblico. La protagonista, per essere precisi, perché questa è la volta di Antigone, forse non la più popolare, ma di certo la più moderna e “politica” protagonista femminile del repertorio classico occidentale, portata in scena da Veronica Pace con i ragazzi di Shakespeare in Converse, ...
SERENA DI GREGORIO IN "CINQUE AGOSTO" L'attrice abruzzese scava con pazienza nella memoria degli anziani del nostro territorio. Ne esce un lavoro candido ma rigoroso, fatto di storie da ascoltare eppure tutto da vedere senza perdere un solo gesto. Così, ogni traccia particolare trasmuta nella dimensione universale, lì dove ciascuno si misura con il sapore ed il senso del tempo di Paolo Verlengia Perché vederlo? La risposta più immediata sarebbe in realtà una contro-domanda: perché perderselo? Cinque Agosto è uno spettacolo dalla capacità aggregante, in grado di parlare a tutte le tipologie di pubblico, agli spettatori abituali del teatro come a chi di norma familiarizza poco con l’ambiente e con il linguaggio teatrale, ai giovanissimi come ai mediamente giovani o a coloro che giovani sono stati, per via di un soggetto con cui Serena di Gregorio ha inteso approfondire il tema della memoria, importante per la sua persona prima che per la sua professione. Ma l...
STEFANO BAFFETTI E LA RESISTENZA DEL NARRATORE Con “L'Isola degli Uomini” un contributo interessante alla categoria del teatro civico e di memoria Sono virtualmente innumerevoli le storie di eroismo privato che vanno a comporre il mosaico della resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale. In questo ambito il teatro rivela le sue prerogative come catalizzatore, nonché vetrina ideale per la riscoperta di un patrimonio sociale, ancor prima che culturale e civile, attorno al quale si origina la nostra identità nazionale nella sua valenza migliore, scevra da nazionalismi o dalle approssimazioni della retorica. “L'Isola degli Uomini” di Stefano Baffetti rappresenta soltanto l'ultima occasione (in senso cronologico) di questa new wave ormai classica del teatro nostrano, ispirata al valore della memoria ed al meccanismo (o rito) del racconto, inteso come storia di vita vera e spesso vissuta, in cui l'atto medesimo dell'esposizione collettiva scolpis...
“ LE NOSTRE DONNE”: QUASI UNA NOSTALGIA La commedia di Eric Assous diverte e convince con il trio “ Siravo- Morgese-Salce” Chi ama il teatro si trova spesso a condursi alla ricerca di performances di nicchia, talvolta ermetiche talaltra ombrose, proprio per via della purezza di quella passione che cerca intimamente di preservare intatta l'idea (o forse l'ideale) di un'arte elevata, più alta delle altre. In questo modo si corre il rischio di abituarsi all'immagine di un teatro visto come linguaggio criptato, raffinato ma perdente rispetto alla leggibilità ostentata e spesso scomposta dei linguaggi proliferati nelle viscere della babele tecnologica (il cinema e soprattutto la televisione, che trovano nel web un effetto di frazionamento ed eco ad infinito). Torna dunque necessaria una riflessione classica della modernità: esiste un'arte elevata, distinta dalla produzione commerciale? E' davvero impossibile una forma d'arte popolare, che riesca ad ag...
OLTRE LE REGOLE: DOVE NON POSSONO LE PAROLE TUTTE La compagnia AttoDue torna in scena con uno storico spettacolo tratto dall'opera di Lagarce Da dove cominciare? E' questa la difficoltà reale che si incontra nel commentare uno spettacolo come Le Regole del Saper Vivere nella Società Moderna di Jean-Luc Lagarce, riportato sulle scene dalla compagnia Atto Due. Difficile infatti essere lucidi ed ordinati nell'espressione quando si è in preda ad una smania da innamoramento fulminante. Ma tentiamo ugualmente ad onta di tutto e diciamo subito -con ritrovata obiettività- che chi lo avesse perso è quanto meno un soggetto consumato da una forma di masochismo latente, con ogni evidenza. A chi invece si è finalmente risolto d'andarlo a vedere, possiamo solo suggerire di guadagnare per tempo il proprio posto in sala e di mettersi comodo. Oppure no, si accomodi pure come capita, persino sciattamente, perché uno spettacolo così non chiede attenzione né profondità allo spett...
"Caprò"   tra vita, morte e miracoli del monologo. L'ultima produzione di Teatro Immediato stimola ad una riflessione su condizioni e possibilità dello spettacolo al giorno d'oggi. Diciamola tutta. Quella del monologo è divenuta negli anni una scelta drammaturgica e scenica fortemente orientata da fattori esterni rispetto agli ambiti specifici della creazione artistica, su tutti la penuria di risorse economiche che porta ad evitare i lavori corali, che coinvolgano un numero elevato di artisti e maestranze (con una relativa coralità di onorari da comprendere nelle spese di produzione dello spettacolo). Il discorso vale soprattutto per i piccoli centri e gruppi teatrali, costretti a fare maggiormente i conti con il pallottoliere e ad interpretare le voci di costo delle proprie produzioni come spietato criterio per la circuitazione futura delle stesse. Ciò ha determinato il crearsi di una forbice piuttosto netta all'interno della proposta teatrale, tra l...
“ VECCHI TEMPI”: L'ENIGMA E' SERVITO Pippo di Marca apre la sua trilogia pinteriana scegliendo uno dei testi più chiaroscurali del Nobel inglese Quando Harold Pinter esordì come drammaturgo era il lontano 1957. Non era esattamente un novellino: aveva quasi ventisette anni e il teatro lo conosceva già bene in qualità di attore di repertorio. Qualche decennio più tardi, nel 2005, avrebbe ricevuto il premio Nobel per la Letteratura a 75 anni, già minato dalla malattia che lo stroncherà definitivamente tre anni più tardi. Quelle che per i critici inglesi degli anni '50 e '60 erano delle commedie vuote, fatte di dialoghi insipidi dove non accadeva nulla, per l'accademia svedese sono testi in cui si svela il baratro nascosto dietro le chiacchiere di tutti i giorni. Oggi Pippo di Marca, decano dell'avanguardia italiana, dopo una vita spesa nella ricerca teatrale a più livelli (dal linguaggio scenico al lavoro testuale), decide di misurarsi con Pinter, riattiv...